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Chi siamo: la storia di Argilla

Un fienile, un tornio e un'idea fissa

Nel 2008 Marco Ferri ha preso in affitto un vecchio fienile a Isola d'Arbia, a pochi chilometri a sud di Siena, con la volta in mattoni a vista e il pavimento in cotto sconnesso che ancora oggi scricchiola sotto i piedi. L'aveva trovato quasi per caso, mentre cercava uno spazio abbastanza grande da ospitare un tornio elettrico, un forno a gas e tutti gli scaffali su cui lasciare asciugare i pezzi prima della cottura. Non cercava un posto scenografico. Cercava un posto dove lavorare senza dover stare attento a sporcare.

Marco aveva studiato design a Firenze e poi trascorso tre anni nella bottega di un ceramista a Castelnuovo Berardenga, imparando a tornire, a stendere l'ingobbio, a dosare i pigmenti per ottenere quel blu cobalto che nelle ceramiche toscane tradizionali non è mai lo stesso due volte. Quando ha aperto Argilla aveva trentadue anni e una certezza: la ceramica dipinta a mano di questa zona stava sparendo lentamente, soffocata dalle riproduzioni industriali vendute nelle botteghe per turisti lungo il Palio. Lui voleva fare l'opposto.

La tradizione che non si mette in cornice

Argilla non è un museo e non ha mai voluto esserlo. La tradizione della maiolica toscana, con i suoi smalti bianchi opachi e i motivi geometrici e floreali ereditati dal Quattrocento senese, è il punto di partenza, non il punto di arrivo. Marco ha sempre mescolato quella grammatica visiva con forme più asciutte, più adatte a una cucina contemporanea: una brocca con il collo stretto che ricorda certi vasi etruschi ma sta benissimo su un piano di marmo bianco, una serie di piatti con l'orlo irregolare volutamente lasciato a mano libera, tazze basse e larghe che nascono dalla stessa argilla refrattaria usata per i tegami tradizionali.

Il materiale di partenza è argilla estratta principalmente dalla zona di Rapolano Terme, lavorata e depurata nel laboratorio stesso. Non è una scelta romantica. È una scelta tecnica: quell'argilla ha una plasticità specifica che Marco conosce dopo anni di errori, pezzi deformati in cottura, smalti che si sono screpolati o hanno virato di colore in modo inaspettato. Quegli errori sono stati la parte più istruttiva di tutto il processo.

Le persone dietro ai pezzi

Oggi nel laboratorio lavorano in quattro. Marco si occupa ancora di ogni fase della tornitutura dei pezzi più complessi e supervisiona la decorazione. Giulia Ranieri, entrata in bottega nel 2014 dopo aver studiato decorazione ceramica a Faenza, gestisce tutta la pittura a pennello: è lei che tiene in vita il repertorio di motivi tradizionali senesi e allo stesso tempo sperimenta varianti cromatiche su commissione, usando ossidi metallici che reagiscono in modo diverso a seconda della temperatura del forno. Luca Betti si è unito al gruppo nel 2019 e segue la produzione in serie, il confezionamento e i rapporti con i negozi e i ristoranti che acquistano i pezzi in modo continuativo. Sandra, che lavora con Marco dai primissimi anni, gestisce il laboratorio di invetriatura e tiene d'occhio i tempi di cottura con una precisione che nessun timer automatico ha mai saputo replicare.

Non siamo in tanti, e questo è voluto. Ogni pezzo che esce dal forno è stato toccato da mani che lo conoscono. Non è una frase fatta: è la ragione per cui i tempi di consegna sono quelli che sono e per cui non accettiamo ordini che non riusciremmo a completare senza abbassare la qualità del lavoro.

Il laboratorio oggi

Il fienile di Isola d'Arbia è stato ristrutturato due volte da quando Marco ci ha messo piede la prima volta. La volta in mattoni è rimasta. Sono stati aggiunti due forni elettrici a camera per le biscottature e il forno a gas originale è ancora lì, riservato alle cotture di riduzione per certe linee smaltate. D'estate il calore è notevole e d'inverno ci si scalda con esso. Non è un posto comodo, ma è un posto onesto, e i pezzi che escono da lì raccontano esattamente dove sono stati fatti.

Argilla produce su commissione, espone in alcune gallerie di artigianato a Siena e Firenze, e collabora con una decina di ristoranti toscani che usano i nostri piatti in sala. Se volete vedere il laboratorio di persona, siamo aperti alle visite su appuntamento durante tutto l'anno.

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