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La Ceramica

Radici a Siena, mani nell'argilla

Argilla nasce a Siena nel 2009, quando Marco Ferretti decide di lasciare un lavoro in ufficio e aprire un laboratorio artigianale nel quartiere di Fontebranda, a due passi dalla fonte medievale che per secoli ha alimentato le concerie del rione. Non era un capriccio. Marco aveva già alle spalle sette anni di formazione tra le botteghe di Montelupo Fiorentino e un soggiorno di tre mesi a Faenza, dove aveva studiato la tecnica della maiolica tradizionale con il maestro ceramista Giovanni Rustici. Quell'esperienza lo aveva convinto che la ceramica artigianale non fosse un mestiere in declino, ma qualcosa che le persone continuano a cercare proprio perché nessuna macchina riesce a replicarne l'imperfezione autentica.

Oggi il laboratorio occupa circa novanta metri quadri su due livelli. Al piano terra si tornisce e si decora, al piano superiore ci sono i forni e lo spazio dedicato ai corsi. Ogni anno passano da qui studenti, turisti curiosi e professionisti che vogliono aggiungere una competenza concreta al proprio repertorio.

L'argilla che usiamo

Non tutta l'argilla è uguale, e questa è la prima cosa che spieghiamo a chi frequenta i nostri corsi. Per i pezzi da fuoco, quelli destinati a resistere a sbalzi termici in forno o sul fornello, utilizziamo un impasto refrattario a base di chamotte che acquistiamo da un fornitore di Castellina in Chianti. La chamotte, ottenuta da argilla cotta e poi macinata, irrigidisce la struttura del pezzo e riduce il ritiro in cottura, che altrimenti può arrivare al dodici per cento del volume originale.

Per le ceramiche decorative e i servizi da tavola lavoriamo invece con una terracotta semidepurata senese, di colore rosato intenso, che cuoce intorno ai millenovecento gradi in forno elettrico. Il risultato finale ha uno spessore uniforme e un peso in mano che non inganna: si capisce subito che è roba fatta per durare. Poi c'è la porcellana, che teniamo per i pezzi su commissione, perché richiede una gestione molto più attenta dell'umidità e del ritiro, ed è facile sprecare giorni di lavoro se non si conosce bene il materiale.

Dal tornio al forno: le fasi di lavorazione

Un pezzo nasce sempre dall'impasto. Prima di toccare il tornio, l'argilla viene battuta e lavorata a mano per eliminare le bolle d'aria, operazione che da noi si chiama ancora "sbattitura" e che richiede almeno dieci minuti per ogni chilo di materiale. Una bolla d'aria rimasta dentro può far esplodere il pezzo in cottura, rovinando a volte anche il lavoro altrui nello stesso forno.

Dopo la tornitura il pezzo va in essiccazione lenta, coperto da un telo di plastica, per almeno quarantotto ore. Poi si ritorna sul tornio per la "rifilatura", che definisce la base e assottiglia le pareti. A quel punto il pezzo è "cuoio", abbastanza rigido da maneggiare ma ancora in grado di assorbire gli smalti. La prima cottura, chiamata biscotto, avviene a ottocentocinquanta gradi e dura circa sette ore. Dopo il biscotto si applica lo smalto, si decora e si inforna di nuovo per la cottura definitiva, che nel nostro caso sale fino ai millenovecento gradi per la terracotta o ai milleduecentocinquanta per la porcellana.

Decori e tradizione senese

Siena ha una lunga storia nella ceramica, meno celebrata rispetto a Faenza o Deruta ma non per questo meno ricca. Nei musei civici si trovano frammenti trecenteschi con motivi geometrici in verde ramina e marrone manganese che ancora oggi ispirano i nostri lavori. Federica Mori, che lavora con Argilla dal 2014 e si occupa quasi esclusivamente della decorazione pittorica, ha trascorso mesi a studiare quei frammenti e a ricostruire le miscele di ossidi che producono certi verde intenso o quel giallo ambrato che non si riesce a ottenere con i colori industriali.

Non facciamo decorazioni in serie. Ogni pezzo ha piccole variazioni che vengono dal gesto della mano, dalla densità del pennello in quel momento, dalla temperatura della giornata. Questo è esattamente il motivo per cui le persone vengono qui invece di comprare qualcosa su un catalogo online.

Commissioni e pezzi su misura

Una parte significativa del lavoro di Argilla viene da commissioni private e da ristoranti del centro storico di Siena che vogliono un servizio unico, riconoscibile, diverso da quello che si trova nei normali fornitori di attrezzatura per la ristorazione. Negli anni abbiamo realizzato piatti per un'osteria in via dei Termini, anfore decorative per un albergo in piazza del Campo e una serie di mattonelle con stemmi di contrada per privati che abitano fuori dalla Toscana ma mantengono un legame forte con la città.

Per una commissione di questo tipo il processo inizia sempre con un incontro di persona o una videochiamata in cui si definiscono dimensioni, funzione d'uso, palette cromatica e quantità. Dopodiché prepariamo uno o due pezzi campione che vengono approvati prima di procedere con la serie. I tempi medi per un servizio da dodici coperti vanno dalle sei alle dieci settimane, a seconda del carico di lavoro del laboratorio e della complessità dei decori.

Perché la ceramica non invecchia mai

Marco dice spesso che la ceramica è il materiale più democratico della storia umana, nel senso che ogni cultura del pianeta ha sviluppato una propria tradizione di cottura dell'argilla, e tutte quante esistono ancora. Non è romanticismo: è semplicemente un dato di fatto che resistere al tempo è la natura di questo materiale. Un piatto ben fatto, cotto correttamente e smaltato con cura, dura decenni senza perdere nulla. E se si rompe, lo si può riparare con la tecnica giapponese del kintsugi, che da qualche anno offriamo anche come corso separato nel nostro programma autunnale.

Se volete vedere come lavoriamo, il laboratorio è aperto al pubblico il mercoledì e il sabato mattina senza appuntamento. Per tutto il resto, i recapiti li trovate nella sezione contatti del sito.

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